Un donatore, che si chiama Filippo, ha posto alcune domande alla quali volentieri rispondiamo.
Anzi Proprio perché la trasparenza è essenza stessa della nostra associazione abbiamo girato la mail di Filippo al Dr. Mirco Bevini, del servizio di Medicina Trasfusionale del Policlinico.
Ecco la domanda di Filippo e le risposte del Dr. Bevini
Maurizio Pirazzoli
Presidente AVIS Provinciale modenese
Buon pomeriggio,
avevo scritto sia via Facebook che via mail all’AVIS nazionale ma non ho mai avuto risposta quindi provo a porre il quesito qui:
Da bambino ho manifestato un lieve rash cutaneo dopo aver assunto uno sciroppo a base di cefalosporine, pertanto la mia donazione viene inviata al prefrazionamento industriale per isolare le varie parti ematiche ed eliminare la frazione immunoglobulica che potrebbe scatenare reazioni di ipersensibilità etc.
Cosa succede alle componenti ematiche isolate dalla mia donazione? In che forma arrivano a chi ne ha bisogno? L’AVIS che ritorno ha? E l’industria?
Faccio queste domande perché ho scelto di essere donatore AVIS per fare del bene al prossimo in maniera totalmente gratuita e mi piacerebbe conoscere esattamente da quali mani la mia donazione passa e se questi passaggi comportano un onere economico e/o un ricavo per soggetti terzi.
Attendo (spero!) un vostro risconto,
Cordialmente
Filippo
12/10/2016
Rispondo volentieri almeno a parte delle domande poste dal donatore partendo dalla considerazione, che è anche una mia profonda convinzione, che il rispetto del donatore, della sua salute e del suo impegno, sono il caposaldo attorno al quale ruota tutto il mondo trasfusionale; d’altra parte, molto semplicemente, senza i donatori non esisterebbe tutta quella parte di attività clinica, trasfusionale e non, che utilizza sostanze di derivazione umana spesso indispensabili e non altrimenti riproducibili.
La legge italiana attualmente in vigore in materia trasfusionale non prevede disposizioni particolari per i candidati donatori con generiche allergie ai farmaci, che possono quindi essere considerati idonei alla donazione; solamente la storia di accertato shock anafilattico dopo assunzione di farmaci rappresenta controindicazione al dono. Anche se non esistono in merito al problema evidenze certe, tuttavia, per la massima tutela del ricevente a livello regionale si è deciso di inviare la frazione plasmatica di donatori con storia di allergia ai farmaci, che in linea puramente teorica potrebbe contenere anticorpi specifici e potenzialmente dannosi, a quello che viene definito frazionamento industriale.
Faccio un passo indietro per chiarire alcune cose; se sono scontate me ne scuso. Ogni donazione di sangue intero raccolta nelle sedi AVIS viene trasferita al Servizio Trasfusionale, che nella provincia di Modena ha sede al Policlinico, dove viene scomposta, cioè separata per centrifugazione, ad ottenere una sacca di plasma (la parte “liquida”), una sacca di emazie (globuli rossi) concentrate ed eventualmente una piccola quota di piastrine, in modo che ogni paziente possa essere trasfuso con la sola componente di cui è carente.
Nel caso di donatori con storia di allergia a farmaci, la componente cellulare principale, ossia i globuli rossi concentrati , che contiene plasma residuo solo in minima parte, viene regolarmente utilizzata per i pazienti che, per qualsiasi ragione, necessitano la correzione di uno stato di anemia.
Grandissima parte della quota plasmatica ottenuta dalla separazione del sangue intero, e fra questa certamente anche quella ottenuta dai donatori “allergici”, e parte del plasma proveniente dalle procedure di plasmaferesi, viene inviata dal Servizio Trasfusionale, dopo congelamento, al frazionamento cioè a quella complessa procedura industriale che, a partire da grandi quantità di plasma umano, attraverso trattamenti diversificati (solvente/detergente, calore ecc..) consente di ottenere molecole importanti e non altrimenti sintetizzabili, purificate ed estremamente sicure (i cosiddetti emoderivati: albumina, immunoglobuline, fibrinogeno e altre utili nei disturbi della coagulazione), utilizzate come terapia in vari ambiti di patologia.
Attraverso accordi specifici i servizi Trasfusionali, e attraverso di essi le ASL di riferimento, riceveranno di ritorno gli emoderivati prodotti a partire dal plasma inviato.
La conclusione, che occorre sottolineare, è che questi prodotti, per i quali in Italia non si è ancora raggiunta l’autosufficienza, non sono meno importanti dei globuli rossi o di quella parte minoritaria di plasma trasfusa direttamente ai pazienti; il donatore dovrebbe quindi essere tranquillo sul fatto che tutto ciò che dona è utile per la comunità.
Per quanto riguarda il ritorno economico esistono precise disposizioni di legge che regolamentano i rimborsi per le attività dell’AVIS e i costi dell’attività di frazionamento plasmatico. E’ ovvio che attività così importanti e complesse necessitano di risorse economiche per poter lavorare e per potersi adeguare via via a norme sempre più stringenti e rigorose nell’ottica di un continuo miglioramento della qualità e della sicurezza trasfusionale.
Il donatore resta elemento essenziale per una fetta importante della salute pubblica e la gratuità del suo dono rappresenta una testimonianza di solidarietà fra le generazioni, fra chi è in difficoltà e chi, al momento, no e costituisce una speranza per il mondo futuro.
Dott. Mirco Bevini
Servizio Medicina Trasfusionale
Scrivi un commento