Mercoledì 17 Maggio, il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo a firma Andrea d’Ambra dal titolo “Donazioni del sangue, un inchiesta svela il business sulla pelle di poveri ed emarginati” (cfr. www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/17/donazioni-del-sangue-uninchiesta-svela-il-business-sulla-pelle-di-poveri-ed-emarginati/3575181/).

L’articolo prende spunto da un’ inchiesta realizzata dal canale televisivo franco-tedesco “Arte” dal titolo “le business du sang”. All’inizio l’autore riferisce, in maniera abbastanza controversa, della vendita del plasma raccolto dalla Croce Rossa Svizzera alle industrie private per la realizzazione di plasma derivati, aspetto che andrebbe meglio chiarito.

Ma ciò che maggiormente ci interessa è che, a seguire, l’autore descrive la visita di un centro raccolta sangue a Cleveland (Ohio), da parte del giornalista François Pilet, il quale, parlando con vari datori di sangue, riferisce come parte di questi siano tossicodipendenti ai quali viene consegnata una dose di cocaina o eroina in cambio della donazione. Altri datori sono persone in miseria che per giungere alla fine del mese si recano due volte alla settimana a donare plasma ricevendo in cambio 60 dollari per i due litri di prezioso liquido “venduti”.

La chiosa è che tale plasma viene utilizzato per la realizzazione di farmaci salvavita che vengono commercializzati in tutto il mondo.

Quello che dispiace è che il titolo, ancora una volta a sensazione, non precisi che si tratta di una realtà che nulla ha a che fare con il nostro Paese.

In Italia come funziona?

In primo luogo, in Italia, nessuno può ricevere compensi per il sangue donato. La donazione di sangue è esclusivamente gratuita il che rappresenta un elemento di grande garanzia per la qualità del sangue e del plasma donato. Infatti nessuno ha interesse a mentire sul proprio stato di salute per ottenere compensi in cambio della donazione.

In secondo luogo, grazie agli esami effettuati prima e dopo le donazioni e all’attenta selezione dei donatori attuata dalle strutture pubbliche o dalle associazioni di volontariato che gestiscono la raccolta, dona solo chi è sano.

In terzo luogo è discriminante che il donatore sia un soggetto consapevole al quale si chiede di dichiarare e sottoscrivere di non avere comportamenti a rischio per malattie infettive trasmissibili col sangue per cui chi afferma di fare uso di sostanze stupefacenti o chi ha comportamenti sessuali a rischio non viene ammesso alla donazione.

In quarto luogo è attentissima la salvaguardia della salute del donatore. Annualmente vengono effettuati esami di controllo previsti per legge; altri controlli vengono effettuati su ogni sacca di sangue, plasma o piastrine donato a garanzia che il donatore sia sano e che dal frutto del suo dono possano sortire solo benefici per i riceventi.

Gli intervalli di donazione, poi, sono quelli previsti per legge ovvero 90 giorni per la donazione di sangue intero per gli uomini e 180 giorni per le donne in età fertile; un intervallo minimo di 45 giorni deve poi intercorrere tra due donazioni di plasma che a Modena diventano 60 per una ancora maggiore tutela della donazione; un quantitativo di plasma donato non superiore a 700 ml.

E’ poi altrettanto importante ricordare come nel nostro Paese, costante sia lo sforzo per raggiungere l’autosufficienza di farmaci ricavati dal plasma incrementando la donazione da donatore volontario.

 

Statistica del Centro Nazionale Sangue

Grazie ad un preciso accordo normato dalla legge le regioni, cedono il plasma raccolto dai donatori volontari dell’Emilia Romagna ad una Azienda farmaceutica (ad oggi la Kedrion di Lucca), che lo riceve in conto lavorazione e conferisce i plasmaderivati risultanti dalla lavorazione alla regione Emilia Romagna, che li distribuisce negli ospedali per le necessità terapeutiche.

Naturalmente la Regione paga all’Azienda farmaceutica un corrispettivo concordato per questa attività che è, appunto, un’attività in conto lavorazione.

E’ chiaro che se il plasma raccolto non è sufficiente a fare fronte alle nostre esigenze, le strutture sanitarie sono obbligate ad acquistare i prodotti sul mercato ma, spesso, la qualità non è quella del plasma “nostrano”.

Ecco, allora, che incrementare la raccolta del plasma anche nella nostra provincia significa tutelare ancora di più i malati; ecco perché, una volta di più, il senso civico dei donatori e l’impegno del volontariato rappresentano una garanzia di eticità e di sicurezza per gli ammalati.

La nonna, con grande saggezza, ci ha sempre detto che “con degli ingredienti buoni è difficile fare del mangiare cattivo”; mai come in questo caso la cosa è vera.

Per una volta, crediamo, il nostro Paese ha qualcosa da insegnare

La donazione di plasma 

Nel filmato prodotto dall’Avis Provinciale le informazioni sulla donazione di questo prezioso componente del sangue. Parlano i medici, gli operatori, i donatori.

 

 

 

 

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