COMUNICATO STAMPA DELL’AVIS MODENESE

Sabato 11 aprile 2015 si è tenuta a Formigine la 54^ assemblea provinciale dell’AVIS modenese alla quale hanno preso parte 255 delegati in rappresentanza dei 30.000 donatori di sangue della provincia di Modena. Erano inoltre presenti il Presidente della Provincia e Presidente della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Giancarlo Muzzarelli, il Sindaco di Formigine Maria Costi, l’onorevole Edoardo Patriarca, il senatore Stefano Vaccari, i consiglieri regionali Luciana Serri, Giuseppe Boschini e Luca Sabattini, il Ten. Col. Tauro, responsabile medico dell’Accademia Militare di Modena, il Dr. Ivan Trenti Direttore Generale dell’Azienda Policlinico di Modena e numerosi dirigenti di altre Associazioni di Volontariato.

Presente in tutti i comuni, l’AVIS nel 2014 ha raccolto 53.417 unità di sangue con un calo di 221 unità pari allo 0,41%. Andando a guardare i dati delle singole sedi, possiamo notare che sono 31 le sedi che segnalano un segno negativo mentre 20 fanno registrare un dato in crescita. “Il sangue raccolto – ha affermato nella propria relazione il Presidente Provinciale dell’AVIS dott. Maurizio Pirazzoli – ha corrisposto in pieno alla copertura delle esigenze delle strutture sanitarie della nostra provincia. Inoltre il nostro servizio trasfusionale è stato in grado di mettere a disposizione unità di sangue anche per le zone carenti”.

La quasi totalità dei Punti di Raccolta AVIS della provincia di Modena, ossia 46, ha ottenuto nel 2014 l’accreditamento istituzionale, una garanzia che certifica il rigore e la qualità dei punti di raccolta modenesi. Si tratta di un risultato di straordinaria importanza che corona il lavoro fatto e consente all’AVIS di Modena di esaltare una delle proprie caratteristiche distintive: il radicamento territoriale. Una sede in ogni comune e quattro sedi equiparate sono un valore forte per le nostre comunità, al quale non abbiamo in nessun modo voluto rinunciare. Sono luoghi di inclusione sociale, di solidarietà, di convivenza civile, di presenza democratica, attivi non solo come luoghi di raccolta del sangue, ma – come dimostrato – anche nei momenti delle emergenze e per ogni esigenza che richieda il concorso di gente generosa. Dove ci sono situazioni di disagio sociale noi siamo a disposizione dei Sindaci, delle Aziende Sanitarie, delle altre organizzazioni sociali con le quali ci mettiamo in rete con atteggiamento di grande collaborazione per dare una mano, perché nessuno si senta solo o abbandonato. “Per questo abbiamo declinato le parole d’ordine del Piano Sangue e Plasma Regionale: riduzione, concentrazione, razionalizzazione. Si razionalizza– prosegue Pirazzoli – ciò che è irrazionale, illogico, incoerente; noi crediamo che il sistema AVIS di Modena non lo sia mai stato e non lo sia adesso”.

Una seconda grande preoccupazione degli Avisini modenesi è la tendenza alla clinicizzazione della donazione. La Regione, con proprie disposizioni calate dall’alto senza alcun confronto, sottrae azioni ai volontari adeguatamente formati e le riserva al personale professionale, medici ed infermieri. Contestualmente impone alle AVIS, a loro spese interventi strutturali sulle sedi che vanno ben oltre quelli richiesti dalle norme di legge. Umiliando i volontari, progressivamente esclusi dalle attività di sala prelievi, ed imponendo costi sempre maggiori ai gruppi comunali si mette seriamente a rischio la compatibilità economica del sistema AVIS della nostra provincia. “Hanno deciso– ha affermato Pirazzoli, tra gli applausi dell’assemblea – di trasformate il volontariato del sangue nel professionismo del sangue? Con una sterzata centralistica e dirigistica hanno valutato che, in un sistema di welfare locale che è sussidiario e che noi vogliamo sussidiario, il pubblico risponde meglio del privato sociale. Noi non ci stiamo”.

Il programmato, futuro conferimento del sangue raccolto all’Officina Trasfusionale di Bologna è una ulteriore, grande preoccupazione dell’AVIS modenese, che vede nella nuova organizzazione la dispersione di un patrimonio di donazioni di cui si è avvalso da sempre tutto il sistema regionale e nazionale e che – ora – viene seriamente messo a rischio, poiché non tiene conto degli eccellenti risultati che l’organizzazione modenese ha saputo garantire. Decisione, anche questa, calata dall’alto che muta radicalmente l’assetto attuale che vede la provincia di Modena, per le politiche di tutela della salute, collocata nell’Area Vasta Emilia Nord, con la quale esistono forti sinergie ed omogeneità operative. Scelta dall’impatto molto forte sulle attività di raccolta, diviene addirittura incomprensibile in un’ottica di creazione della provincia Modena – Reggio Emilia indicata come obiettivo di mandato dal Presidente della Giunta Regionale, Stefano Bonaccini nelle proprie dichiarazioni programmatiche presentate nella seduta di insediamento del Consiglio Regionale del 29 dicembre 2014. Se questa è la prospettiva, è logica conseguenza che anche il sangue raccolto sia lavorato nell’ambito del territorio amministrativo secondo le direttive del primario del servizio trasfusionale competente ed utilizzando le infrastrutture tecniche presenti, che hanno capacità produttiva ottimale e risorse umane competenti a disposizione. Non farlo rappresenterebbe una plateale incapacità di inserire le singole azioni in un disegno di prospettiva quale quello indicato nelle dichiarazioni programmatiche sopra esposte. Su questo tema l’assemblea, unanime, ha votato uno specifico Ordine del Giorno con il quale si chiede al Presidente della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, al Sindaco di Modena e Presidente della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Giancarlo Muzzarelli, ai Consiglieri Regionali dell’Emilia Romagna, espressi dalla provincia di Modena, che si prenda atto della attuale incompatibilità di quanto programmato con gli indirizzi più recentemente assunti dalla nostra Regione.

“Sono oltre 1.000 – ha concluso Pirazzoli, lungamente applaudito – i componenti gli organismi direttivi ed i Comitati di Coordinamento territoriali ai vari livelli. Oltre 650 i volontari impegnati per garantire il funzionamento delle sale prelievo con vari compiti. Una cinquantina i medici e circa cento gli infermieri impegnati nella gestione sanitaria dei donatori nelle varie sedi. Trentamila donatori e 53.000 Unità di sangue raccolte. L’AVIS provinciale Modenese ha nel radicamento territoriale e nel volontariato diffuso le proprie caratteristiche distintive. Vogliamo mantenerle. Vogliamo consolidarle. Così come le hanno costruite Lino Smerieri, Emo Valenti, Erasmo Baldini, Aldo Costa e gli altri grandi padri di questa grande associazione di volontariato”.

Per informazioni: Maurizio Pirazzoli tel. 3666037529

Programma assemblea

Relazione del Consiglio presentata all’assemblea

Comunicato stampa a conclusione dell’Assemblea