Nella recente assemblea provinciale dell’11 aprile si è evidenziata la necessità di dare nuovo impulso al volontariato in Avis, soprattutto tra i giovani, a fronte di numeri in calo sia per le donazioni di sangue che per i “donatori di tempo”, ma anche di fronte ai profondi cambiamenti della società e dell’associazione stessa. Per una realtà di volontariato come Avis oggi non basta più accogliere persone volenterose, ma serve formare menti e cuori capaci di abitare la modernità. Di questo si occupa l’Area Formazione dell’Avis modenese, impegnata in un progetto di rinnovamento che ha previsto diverse fasi: dall’ascolto delle sedi comunali, al confronto con le realtà regionali, alla collaborazione con l’ Università di Bologna per analizzare con metodo come i giovani vivono il volontariato: le loro aspirazioni, i linguaggi e le criticità. 

Il 18 aprile ha infine preso il via il corso “Volontari si diventa, non si nasce”, con il primo incontro, molto partecipato dai volontari Avis, tenuto da Maurizio Matrone, noto formatore, pedagogista e scrittore. 

A Silvia Manicardi, referente dell’ Area Formazione per Avis provinciale, qualche domanda sulla figura del “nuovo” volontario e sul modello innovativo di questa iniziativa di formazione. 

Silvia, perché i volontari devono essere “formati”?

La formazione è necessaria perché il volontariato moderno richiede il passaggio dalla semplice “buona volontà” alla competenza consapevole. Un volontario preparato rappresenta il volto e la voce dell’associazione; dalla sua preparazione dipendono direttamente la qualità dell’accoglienza, l’efficacia della comunicazione e, in ultima analisi, la forza della missione stessa di AVIS. Formare i volontari significa garantire che l’associazione rimanga un punto di riferimento autorevole e sicuro.

Silvia Manicardi - Area Formazione

“Volontari si diventa, non si nasce”, in cosa consiste questo modello di formazione?  

Il progetto risponde a una nuova visione strategica che vede il volontario come una figura qualificata e non solo come “nuove braccia” da accogliere. L’obiettivo è trasformare l’aspirante collaboratore in un Volontario Qualificato, capace di operare con professionalità, sicurezza e capacità empatica. Questa visione punta a creare un forte senso di appartenenza e uniformità di visione in tutte le sedi, rendendo il modello formativo replicabile e scalabile.

Quali temi si affronteranno in questo progetto? 

Il percorso didattico è multidisciplinare e si divide in tre tappe principali:

  • le Fondamenta (Il DNA di Avis): storia dell’associazione, lo Statuto, il Codice Etico e l’architettura organizzativa;
  • le Responsabilità: tutela legale, principi di privacy (GDPR) e sicurezza sul lavoro specifica per le attività di volontariato;
  • la Relazione: comunicazione efficace e tecniche di approccio al potenziale donatore.

Che competenze e strumenti acquisiranno i volontari?  

Il corso mira a trasmettere un mix di competenze tecniche e trasversali:

  • competenze Tecniche: Conoscenza normativa (Privacy/Sicurezza) e procedurale (Statuto);
  • Soft Skills: capacità relazionali, tecniche di comunicazione per il front-desk e spirito di squadra (team building);
  • strumenti digitali: Il corso utilizza un modello ibrido con lezioni asincrone online (video prodotti con intelligenza artificiale) per massimizzare l’apprendimento e ottimizzare i tempi.

Nuove generazioni e volontariato: cosa cercano e cosa trovano in Avis?

Flessibilità e modernità. Le nuove generazioni trovano una formazione digitale accessibile ovunque e in qualsiasi momento. Un percorso di accoglienza strutturato che genera un forte legame con l’associazione. Trovano l’opportunità di acquisire competenze professionalizzanti e un ambiente che valorizza l’impatto dell’interazione umana e del lavoro di squadra.