Ovvero, come leggere diversamente numeri assolutamente positivi
Che io abbia sempre preferito le materie umanistiche a quelle scientifiche è un dato di fatto, così come è fuori dubbio che, al termine della mia carriera impiegatizia fatta di contabilità, bilanci, budget, questioni finanziarie e quanto altro di fantozziana memoria, abbia giurato a me stesso che nella vita da pensionato mai avrei rimesso il naso in questioni di questo genere.
Così è stato in effetti, anche perché gestire un naso come il mio non è poi così facile: peccato che, visto che il diavolo fa le pentole e non i coperchi, mi sia rimasto a ricordarmi la vita precedente un fortissimo richiamo verso i numeri di natura statistica, tutti percentuali, raffronti, previsioni, un gusto interno di stupirmi e di stupire. E così oggi dò sfogo alla mia follia numerica curando, come mi dice la Luisa, di rompere le scatole il meno possibile.
Ma veniamo al dunque. Come ormai ben saprete i dati 2016 della nostra sezione, riportano un incremento di 103 sacche sull’anno precedente passando da 4362 a 4465 rafforzando a livello provinciale la terza posizione dopo Modena e Carpi; ed è importante che l’aumento riguardi sia il sangue intero che l’aferesi.
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Il numero dei soci aumenta a 2030 unità così come aumenta a 2,19 la media fra donazione e donatori, intendendo in questo modo che ogni donatore in media ha donato più di due volte l’anno.
E qui potrei continuare a lungo, ma mi rifiuto di farlo ben comprendendo la sensibilità di chi legge e la interiore propensione di chiunque di mandare al diavolo chi la tiene troppo lunga. Mi limito a vedere le cose da altra angolazione.
Volete sapere ad esempio se da noi siamo più uomini o più donne? Più uomini ovviamente, anche se l’ex gentil sesso si sta facendo sotto, così come l’ex sesso forte se la fa sotto quando si tratta di farsi bucare.
Eh sì, ometti, noi siamo più paurosi. Vi giuro che non è una storia: vorrei raccontarvi di tutte le volte che le mamme chiamano in sede, immagino senza vergogna per l’interessato, chiedendo di spostare l’appuntamento del figliolo (maschio) o per giustificarne la mancata presenza in sala prelievi. Onestamente mai mi sarei prestato ad una cosa di questo genere e tanto meno l’avrebbe fatto mia madre………………….. Ma tant’é.
C’è un dato, invece, assolutamente positivo. Grazie al lavoro presso gli istituti scolastici è in continuo aumento il numero dei donatori compresi nelle fasce più basse d’età anche se, come è facile immaginare, la costanza nella donazione per loro è ben lungi dall’essere raggiungibile: la privacy me lo vieta quindi non posso addentrarmi troppo nel mondo delle sospensioni dalle donazioni (cambio partner, piercing, tatuaggio e altre cosette di questo genere che per un vecchietto come me sono la preistoria). Aspettiamo il tempo giusto e con la diminuzione delle tempeste ormonali pian piano tutto si aggiusterà.
Altro dato in prospettiva interessante è quello che ci racconta che nella sezione di Sassuolo i donatori di nazionalità italiana sono 1906 (su 2030), i comunitari 35 e gli extra 89, dati più o meno stazionari nel complesso. Non vi interessa? Se è previsto nelle statistiche nazionali, immagino sia un dato sociologicamente importante, non trovate?
La cosa che mi ha sorpreso di più è invece la suddivisione dei nostri donatori per gruppo ematico, cioè di che gruppo sanguigno sono: premesso che per convinzione personale avrei scommesso che la maggioranza fosse di Arh+, debbo ammettere che invece in testa alla classifica ci sono gli 0+ (717), solo al 2° posto gli A+ con 699, poi i B+ con 167, e via via tutto gli altri. I due gruppi universali sono un po’ in fondo: per il sangue 0- sono 160, per la plasma AB+ solo 83.
E adesso basta davvero. E che il Dio dei numeri (se esiste), mi dia una mano a ripetere queste ricerche per qualche anno ancora: naturalmente senza porre limiti alla provvidenza……….
Stefano Tosi
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