In merito all’articolo apparso sulla Gazzetta di Modena in data 20 Giugno 2015 ed avente quale titolo “L’inchiesta. Mentre il Centro Trasfusionale va verso Bologna – Policlinico: 3,2 milioni per avere sangue” riteniamo opportuno avanzare alcune precisazioni.
L’Associazione riceve dall’Azienda Policlinico, con la quale è stata firmata una apposita convenzione, una quota di rimborso sulla base di quanto previsto da una convenzione a livello regionale sottoscritta tra Regione Emilia Romagna ed Associazioni regionali del volontariato del sangue (Avis e Fidas). Tale quota viene annualmente aggiornata sulla base dell’indice Istat. I rimborsi sono gli stessi in tutta la regione e tutte le Aziende Sanitarie della Regione hanno sottoscritto analoghe convenzioni con le associazioni dei donatori presenti sul loro territorio. Il rimborso è fissato per ogni unità di sangue o per ogni aferesi effettuata. Come tale le delibere assunte dall’Azienda Policlinico sono provvedimenti che attuano quanto la Regione Emilia Romagna dispone. L’ultima comunicazione in merito è stata emanata dalla Regione Emilia Romagna in data 4 Marzo 2015 – protocollo REG. PG/2015/136368 a firma del Direttore Generale Sanità e Politiche Sociali dott.ssa Kyriacoula Petropulacos.
La cifra è certamente significativa ma è tale da coprire, peraltro neppure integralmente, i costi.
Quali costi?
- Quelli necessari per la gestione e la chiamata di circa 30.000 donatori, l’ effettuazione di oltre 53.500 donazioni all’anno e l’organizzazione di oltre 3.635 sedute di raccolta sull’intero territorio provinciale realizzate da personale sanitario qualificato (medico, tecnico ed infermieristico) in possesso dei requisiti fissati dalla regione che l’associazione retribuisce grazie ai rimborsi ottenuti. Ma c’è di più. Se l’Avis in provincia di Modena riesce a fare fronte ai costi sostenuti è anche grazie alla presenza di un elevato numero di infermieri e di medici che svolgono questa attività a livello del tutto volontario; ad essi si associano gli oltre 1000 volontari che effettuano attività di segreteria e di gestione della normale attività associativa dal punto di vista promozionale ed organizzativo. Volontari che non ricevono un euro, compreso il presidente dell’Avis Provinciale donatore da quando aveva 18 anni e dirigente da sempre dell’associazione con diversi ruoli.
- Quelli necessari al funzionamento e alla qualificazione delle sedi in applicazione degli standard definiti dalla regione e che hanno nelle scorse settimane ottenuto l’accreditamento proprio perché in possesso dei requisiti richiesti;
- Quelli necessari alla copertura dei costi vivi indispensabili per produrre il materiale promozionale, a garantire un efficiente attività di carattere informatico collegato con il Servio Trasfusionale del policlinico, a coprire gli oneri degli automezzi utilizzati.
Potremmo proseguire ma ci fermiamo qui.
Qual è la logica che si vuole perseguire? Il volontario dona una parte del proprio corpo, dona il proprio tempo, spesso tanto, e deve tirare fuori di tasca propria il denaro necessario allo svolgimento dell’attività sanitaria di raccolta che l’Avis esercita su delega della regione Emilia Romagna?
L’articolo si chiede, tra le altre cose, se “in tempi di spending rewiew e di tagli alla spesa sanitaria e sociale davvero non esistono metodi alternativi e meno onerosi per la donazione del sangue? Non è che l’operazione bolognese abbia come obiettivo proprio quello del contenimento dei costi bypassando le associazioni le associazioni di volontariato?”. Rimaniamo stupefatti per l’inesattezza di quanto indicato.
Innanzitutto le decisione di spostare l’officina trasfusionale a Bologna riguarda la lavorazione del sangue raccolto, non l’attività di raccolta come tale.
In secondo luogo, come già affermato precedentemente, la quota di rimborso riconosciuto all’associazione per le sacche raccolte è forfettario e come tale non varia a seconda del numero di punti di raccolta attivi. Come a più riprese sostenuto dalla nostra associazione una riduzione dei punti di raccolta gestiti dall’Avis, non comporta una riduzione dei costi per servizio sanitario regionale.
In terzo luogo l’attività che da oltre 60 anni le associazioni di volontariato del sangue svolgono sul territorio della regione e, segnatamente, che l’Avis provinciale di Modena effettua nella nostra provincia, rappresenta un patrimonio enorme sia dal punto di vista della solidarietà e dell’ impegno sociale, sia da quello più strettamente economico. Infatti grazie alla gestione di diretta della raccolta da parte dell’Avis la sanità pubblica può realizzare significativi risparmi rispetto alla gestione effettuata dalle strutture sanitarie con proprio personale. D’altra parte se la regione ha ritenuto di attribuire all’Avis provinciale di Modena la gestione della raccolta in provincia di Modena lo ha certamente fatto a ragion veduta. Si spenderebbe meno “bypassando le associazioni di volontariato?” Spetta all’autore dell’articolo dimostrare che il pubblico sia più efficiente, efficace ed economico del terzo settore e alle istituzioni centralizzare le attività di welfare sul territorio oggi svolte dai volontari. Noi non crediamo; ma siamo sempre a disposizione.
In terzo luogo non possiamo non rilevare con sorpresa come nel testo dell’articolo vi sia una inesattezza marchiana citando un affermazione del sig. Pino Ligabue al quale viene attribuito il titolo di presidente dell’Avis modenese, ruolo da lui non più ricoperto dal 15 Dicembre 2014. Inoltre il sig. Ligabue, da noi interpellato, ci ha riferito di non essere stato contattato recentemente sugli argomenti trattati. Una maggiore attenzione ai ruoli e soprattutto, l’opportunità di operare qualche verifica sarebbe stata certamente opportuna trattando una materia tanto delicata.
Il bilancio dell’Avis Provinciale, è stato distribuito in centinaia di copie all’assemblea provinciale; tutti lo possono vedere e tutti possono vedere come il rimborso copra una parte dei costi che l’Avis sostiene.
A Modena, come in tutta l’Emilia, il sangue non si paga. Non si pagano i volontari del sangue. Non si paga nessun volontario.
Avis Provinciale di Modena
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