Quando il sangue si fa “rosa”

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Quando il sangue si fa “rosa”

D come dono, D come donna.

In provincia di Modena le donatrici rappresentano più del 37 per cento del totale dei donatori. Un numero che si prevede possa incrementarsi negli anni a venire, stando alla risposta che arriva dalle scuole dove Avis svolge la sua attività di educazione/promozione al dono.

Sono sempre più infatti le ragazze sensibili a questo tema e quelle che al compimento della maggiore età si presentano all’Avis come neo-donatrici.

La “quota rosa” modenese rimane comunque già ad oggi una bella realtà, se si pensa alle limitazioni biologiche che riducono la possibilità di donare al femminile.

Un uomo infatti può donare 4 volte all’anno, la donna in età fertile solo 2. In età non fertile invece, e fino ai 65 anni, si raggiunge la parità tra i sessi: anche la donna può donare ogni 3 mesi.

Altro limite è rappresentato dal ciclo mensile, che impone uno stop nei 5 giorni successivi per reintegrare i valori del sangue. In caso di maternità la sospensione diventa di sei mesi dopo il parto e continua per tutto il periodo dell’allattamento.

Fra i parametri di idoneità richiesti per donare, l’unica differenza è il valore dell’emoglobina che deve avere un livello minimo di 12,5 g/dl nelle donne e di 13,5 g/dl negli uomini.

Anche in questo caso, e questo vale per uomini e donne, la visita di controllo e gli esami prima delle donazioni, compresi emoglobina, ferro, pressione e frequenza cardiaca, rappresentano un monitoraggio costante della salute individuale e la garanzia di sicurezza del sangue prelevato.

Per le signore qualche attenzione in più, insomma, che riguarda complessivamente una maggiore predisposizione all’anemia.

In compenso però le donne si rivelano particolarmente idonee per la donazione di plasma in aferesi, che non incide minimamente su globuli rossi e ferro.

In questo caso l’ostacolo può essere il fattore tempo richiesto da questo tipo di donazione, e si sa che le donne di tempo ne hanno poco.

 

Diverse di loro però ci hanno confessato che, grazie alla plasmaferesi, riescono a ritagliarsi un’oretta tutta per sé, accudite dal personale di sala e comodamente sdraiate sul lettino con un libro, un giornale o l’ormai inseparabile tablet.

E a proposito di tempo, non si può dimenticare la vera e propria valanga rosa, piena di energia, costituita dalle tante volontarie di Avis.

Il dono del loro tempo vale il doppio, perché doppio è l’impegno richiesto alle donne da casa, famiglia e lavoro.

Ritagliare spazio e disponibilità anche per il volontariato significa avere una forte motivazione e una spiccata generosità.

“L’altra metà di Avis” rappresenta quindi una risorsa preziosa in termini di presenza, passione, sensibilità ed empatia.

Alle volontarie e alle donatrici un grazie particolare in questi giorni dedicati alla donna, ma averle con noi è una Festa sempre!

 

By |2019-03-16T07:48:49+00:0014 Marzo 2019|0 Commenti

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